RIFLESSIONE SU GAZA

Sara Garbarino 5IN

I morti a Gaza continuano ad aumentare, i corridoi umanitari sono stati chiusi dalle truppe di Israele e gli approvvigionamenti nella striscia non arrivano ormai da più di due mesi. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu continua ad accusare i soldati di Hamas di star causando la crisi della fame tra i palestinesi, rubando il cibo dei convogli, e per questo Israele ne avrebbe impedito l’accesso nel territorio palestinese. L’offensiva su terra è iniziata e sempre più bambini palestinesi muoiono, di fame o sotto le bombe, tutto ciò perché Hamas ha ancora 20 ostaggi israeliani (o perlomeno con questa scusa). Ebbene, la situazione è certamente critica e ora più che mai c’è bisogno che le potenze mondiali intervengano per creare un dialogo che porti verso il cessate il fuoco. Bisogna fare rumore, ma non rispondere con altra violenza a queste atrocità. Elias Rodriguez, attivista estremista pro pal, ha avviato una sparatoria davanti alla sede dell’American Jewish Committee a Washington,  causando la morte di due giovani diplomatici israeliani. Il proiettile è la via più facile, che fa più scalpore: abbiamo bisogno di ciò in quanto esseri umani per interessarci al massacro di altri esseri umani? Mi auguro di no, o la nostra società è più allo sbaraglio di quanto pensassi. Per vendicare i palestinesi, sono giustificate altre morti, per lo più non dei “carnefici” in prima persona, ma di coloro che non hanno alcun peso nelle decisioni prese dal governo israeliano? La risposta deve, categoricamente, essere no. La tragicità di questo genocidio va affrontata con serietà andando contro al governo, non come un branco di pazzi che usano un’arma da fuoco come se fosse un giocattolo (cosa che come sappiamo accade spesso in America). 

Bisogna iniziare a spingere realmente sulla necessità di riaprire i corridoi umanitari e prendere effettivamente atto, concretamente, che Netanyahu è stato ufficialmente accusato di crimini contro l’umanità. La comunità internazionale, benché stia ormai finalmente accusando Israele in maniera unitaria dei crimini che commette, deve agire e imporre il dialogo. Non vi deve essere altra soluzione o abbiamo fallito in quanto uomini.

Sempre più persone di rilevanza in Italia e nel mondo stanno denunciando a squarciagola il genocidio palestinese e non vi deve essere altro modo se non la protesta pacifica per farlo: utilizziamo i social per la giusta causa, per sbraitare l’indignazione verso l’ingiustizia.